Dal primo febbraio dazi Usa sui beni di Messico e Canada. E Trump minaccia i Brics: “Tariffe fino al 100%”
Source: Il Fatto Quotidiano | Original Published At: 2025-01-31 13:06:14 UTC
Key Points
- Trump annuncia dazi del 25% su Canada e Messico a partire dal 1° febbraio 2025
- Minaccia tariffe del 100% sui paesi BRICS se adottano una moneta comune alternativa al dollaro
- Potenziale calo del 70% delle importazioni USA da Canada e Messico e del 40% dalla Cina
- Risposta del Brasile con "reciprocità" e chiarimento russo sull'assenza di discussione su una valuta BRICS
- Impatto inflazionistico negli USA e rischio di rappresaglie commerciali
Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato che dal primo febbraio scatteranno dazi del 25% per Canada e Messico. La misura va a colpire prodotti che valgono 900 miliardi di dollari e i due principali partner commerciali degli Usa. Trump ha aggiunto che ci saranno dazi del 10% sui beni provenienti dalla Cina, tuttavia non ha specificato i tempi di attuazione. Sono tutti paesi con cui gli Usa hanno un forte disavanzo commerciale.
Secondo prime valutazioni dell’agenzia Bloomberg, le importazioni statunitensi da Canada e Messico potrebbero scendere di quasi il 70%, quelle dalla Cina di quasi il 40%, nel medio termine. Questo, per gli Usa, significa però anche rinunciare a prodotti a basso costo, quindi una spinta all’inflazione. Inoltre, i paesi colpiti dalle tariffe, potrebbero applicare a loro volta dazi sui beni Usa ed orientare diversamente i loro rapporti commerciali, rafforzando o creando blocchi economico – politici alternativi a quello con gli stati Uniti.
Trump è anche tornato a minacciare dazi del 100% per i paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica ed altri) , qualora dovessero creare, o adottare, una moneta comune alternativa al dollaro. “L’idea che i Brics stiano cercando di allontanarsi dal dollaro mentre noi restiamo a guardare è finita”, ha scritto ieri sera Trump sulla sua piattaforma social Truth. “Richiederemo a questi paesi apparentemente ostili di impegnarsi a non creare una nuova valuta Brics né a sostenere un’altra valuta per sostituire il potente dollaro statunitense, altrimenti dovranno affrontare tariffe del 100%”, ha continuato il presidente Usa.
Per ora di concreto ci sono solo i dazi su Canada e Messico che entrano in vigore domani. L’annuncio ha provocato una repentina discesa del peso messicano in rapporto al dollaro, calo che è stato poi però in parte recuperato. In flessione anche il dollaro canadese. “Nessuno lascerà il Messico”, ha affermato il ministro dell’Economia messicano Marcelo Ebrard interpellato sulla possibilità che la statunitense General Motors possa abbandonare il paese sudamericano a causa delle decisioni della Casa Bianca. L’azienda non se ne andrà, ma “farà solo alcuni aggiustamenti. I loro impianti più produttivi si trovano qui, sarebbe molto costoso, per cui sfrutteranno le capacità di cui non dispongono negli Stati Uniti”, ha aggiunto. Mary Barra, amministratrice delegata di General Motors, ha dichiarato, all’inizio di questo mese, che l’azienda sta studiando diversi scenari per attenuare l’impatto delle tariffe.
Dalla galassia Brics, il Brasile annuncia che risponderà con “reciprocità” all’eventuale aumento dei dazi sui prodotti esportati negli Stati Uniti. Da Mosca, il portavoce di Putin, Dmitri Peskov ha affermato che i Brics non stanno parlando di creare una valuta comune. “Non c’è stata e non è in corso una discussione del genere. I Brics parlano della creazione di nuove piattaforme di investimento congiunto che consentano investimenti in Paesi terzi, investimenti reciproci e così via”, ha dichiarato.
Preoccupazione per le politiche commerciali della Casa Bianca sono state espresse giovedì anche dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. I dazi “in generale un impatto globale negativo” per l’economia, ha detto Lagarde. Secondo Lagarde è difficile dire se eventuali dazi Usa avrebbero un effetto inflattivo o deflattivo per l’Eurozona, perché “ci sono molte variabili”, ad esempio se il commercio troverà altre rotte e se ci sarà una rappresaglia. “I dazi ci preoccupano perché siamo un Paese esportatore, abbiamo esportato 626 miliardi nel 2024, quindi abbiamo fatto bene in confronto agli altri Paesi”, dice il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.