Le manovre di Mosca nella partita per l’Artico: un “tesoro inesplorato” tra gas e acqua potabile
Source: Corriere della Sera | Original Published At: 2025-03-28 22:29:43 UTC
Key Points
- Russia e Cina collaborano per espandere il controllo sull'Artico, ricco di risorse energetiche
- La Russia ha ottenuto riconoscimento ONU per rivendicazioni territoriali artiche
- L'Artico contiene 1,5 mila miliardi di metri cubi di gas e 83 miliardi di barili di petrolio
- La regione è vista come futura via commerciale chiave a causa dello scioglimento dei ghiacci
- La Russia ha sviluppato infrastrutture militari avanzate nell'Artico rispetto agli USA
di Marco Imarisio
Putin punta al controllo dell’area (con l’aiuto di Pechino) dove si trovano oltre 1,5 mila miliardi di metri cubi di gas e 83 miliardi di barili di petrolio non esplorato
DAL NOSTRO INVIATO MOSCA «La Russia è un edificio la cui facciata è rivolta all’Oceano Glaciale». Così parlò il celebre ammiraglio Stepan Makarov, che alla fine dell’Ottocento propose l’uso di navi rompighiaccio per valorizzare la via marittima del Nord. Certo, non poteva sapere che le sue parole sarebbero diventate dei led luminosi che indicano la via ai turisti in visita alla Grotta del ghiaccio, nel Parco Zaryadye, a due passi dal Cremlino.
L’installazione verrà tolta domenica prossima. L’attrazione di questo Paese per l’Artico e per il Nord estremo rimane. Sono russi metà del territorio e delle acque delimitate dal Circolo Polare, e l’estensione della linea costiera lungo l’Oceano Glaciale è di quasi quarantamila chilometri. È come avere in casa un tesoro, sotto forma di spazio vitale per la maggioranza dell’umanità, considerati i cambiamenti climatici, il più grosso «serbatoio» di risorse energetiche, di acqua potabile e per via del riscaldamento dell’Artico, quattro volte più veloce rispetto al resto del pianeta, anche il futuro snodo dei trasporti mondiali, la più corta via marittima tra l’Atlantico e il Pacifico. Perché allora stupirsi dell’attivismo del Cremlino, che giunge quasi come implicita risposta alle pretese avanzate da Donald Trump? Forse perché la Russia continua a sfuggirci, e la sua logica rimane un mistero invalicabile per noi occidentali.
Ci serve la Groenlandia per la pace mondiale, dice il presidente americano. Mentre faceva la guerra, la Russia intanto si è portata avanti con il lavoro. Nel silenzio generale, il 6 febbraio del 2023 la Commissione delle Nazioni Unite sui limiti della piattaforma continentale ha accolto tutte le pretese russe su una vastissima porzione del Mar Glaciale Artico, che comprende anche il Polo Nord geografico. Nel silenzio degli Usa, che non aderiscono alla convenzione, con una maggioranza minima decisa da Cina e dai Paesi Brics, sono state accolte le rivendicazioni della Russia sui fondali marini dell’Artico, ben 1,7 milioni di chilometri quadrati, che si basano sulla premessa che quest’area sia un’estensione naturale della sua piattaforma continentale. Non è una decisione vincolante, ma costituisce un precedente importante su una richiesta che il Cremlino porta avanti dal 2001. Come disse un desolato rappresentante danese dopo la decisione: «Buon Natale!».
La supremazia artica della Russia non è solo di natura geografica. Gli Usa mancano di infrastrutture militari in quelle lande desolate. Norad, il comando congiunto con il Canada creato nel 1958, è un organismo ormai depotenziato, con una rete di sorveglianza obsoleta. Negli ultimi due anni, Russia e Cina hanno invece portato nuovi missili a lunga gittata capaci di superare le strutture difensive dei concorrenti. «La regione artica è un’area di conflitto potenziale per il futuro», ha dichiarato l’ammiraglio Aleksandr Moiseev, comandante in capo della Marina russa.
Quale sia la posta in gioco, lo ha detto l’altro giorno a Murmansk il segretario del Consiglio di Stato Aleksey Diumin. «In un contesto di riduzione delle risorse e di inasprimento della lotta per il loro controllo», nell’Artide secondo le stime di esperti, si trovano oltre 1,5 mila miliardi di metri cubi di gas e 83 miliardi di barili di petrolio non esplorato, più del 13% di tutte le riserve mondiali.
L’epoca che seguì la fine della Guerra fredda, quando le due superpotenze scelsero l’Artico come terreno di collaborazione comune, è ormai un lontano ricordo. Ognuno per sé. E il Cremlino si è mosso in anticipo, scegliendo la Cina come alleato per la sicurezza e per le nuove rotte commerciali che si stanno aprendo a causa dello scioglimento dei ghiacci. Dal 2010, si tiene ogni anno in Russia il Forum internazionale artico. Quello che si è appena concluso a Murmansk aveva come titolo «Il Nord è per vivere». Nel suo discorso, Putin ha parlato di colonizzazione economica e industriale dell’area, «non solo con gli Stati artici ma con chi, come noi condivide la responsabilità per un futuro stabile del Pianeta». Insomma, la Cina.
C’era anche Kirill Dmitriev, capo del Fondo investimenti diretti, reduce dai negoziati sull’Ucraina con gli Usa, che non ha escluso collaborazioni con il nuovo amico americano, ma ha fatto capire in modo chiaro a chi spetta dare le carte. «La Russia controlla il 50% di tutte le risorse della regione artica nel mondo. E, certamente, tutti i Paesi faranno i conti con la posizione della Russia». La battaglia per il Nord, si spera solo economica, è appena cominciata. Putin e i suoi collaboratori hanno parlato in una sala intitolata al grande scienziato Vladimir Vernadsky, fondatore della biogeochimica. All’inizio del secolo scorso aveva detto: «Questo enorme territorio integro, il Nord russo, procurato dal sangue e dalle sofferenze della nostra storia, deve essere protetto come patrimonio universale che rende più accessibile e più attuabile l’avvento di un’unica organizzazione mondiale dell’umanità». Era molto tempo fa.