Trump, arrivano le prime lettere sui dazi: dal Giappone alla Corea del Sud, i paesi colpiti dalle nuove tariffe
Source: corriere.it | Original Published At: 2025-07-07 19:49:02 UTC
Key Points
- Trump invia lettere ufficiali sui nuovi dazi a Giappone, Corea del Sud e altri paesi
- Dazi del 25% applicati a partire dal 1° agosto, con ulteriori misure del 10% per paesi allineati ai BRICS
- Reazioni negative dei mercati finanziari globali
- BRICS esprimono preoccupazione per le politiche protezionistiche USA
- Cina ribadisce opposizione a guerre commerciali e protezionismo
di Redazione Economia
Nelle lettere inviate ai diversi paesi si precisa che le nuove tariffe saranno riscosse a partire dal 1° agosto. Il presidente degli Stati Uniti ha assicurato anche dazi aggiuntivi del 10% contro i paesi “allineati” ai Brics
Dopo gli annunci via social sono partite le lettere. Il presidente americano Donald Trump ieri aveva avvertito via Truth che oggi alle 18:00 italiane (12:00 ora americana) sarebbero state spedite le prime lettere sui nuovi dazi e sugli accordi commerciali. E così è stato. The Donald ha postato sul suo account su Truth le lettere sui dazi inviate al Giappone e alla Corea del Sud. Nelle due diverse missive, il presidente annuncia dazi al 25%. L’invio si lega alla scadenza del 9 luglio fissata per l’entrata in vigore delle tariffe annunciate durante il Liberation Day del 2 aprile scorso e poi sospese per lasciar spazio ai negoziati. Nelle lettere inviate ai diversi paesi si precisa che le nuove tariffe inizieranno a essere riscosse a partire dal 1° agosto. «Ci saranno approssimativamente altri 12 Paesi che riceveranno notifiche e lettere direttamente dal presidente», ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, dopo i documenti pubblicati dal tycoon su Truth.
Trump imporrà anche dazi del 40% al Myanmar (paese sconvolto da un devastante terremoto la scorsa primavera) e al Laos. Al Sudafrica, altra nazione messa nel mirino dalla casa Bianca per una presunta discriminazione ai danni dei bianchi, verranno imposte invece tariffe del 30%.
L’effetto sui mercati Immediata la reazione di Wall Street (le borse europee sono già chiuse) che peggiora con i dazi di Donald Trump al 25% per il Giappone e la Corea del Sud. Il Dow Jones perde l’1,01% a 44.390,37 punti, il Nasdaq cede lo 0,83% a 20.431,26 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,81% a 6.228,84 punti.
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La questione Brics Il presidente degli Stati Uniti ha assicurato anche dazi aggiuntivi del 10% contro i paesi “allineati” ai Brics. «A qualsiasi Paese che si allinei alle politiche antiamericane dei BRICS, verrà applicata una tariffa aggiuntiva del 10%. Non ci saranno eccezioni a questa politica», ha scritto Trump sui social media. Un attacco che preoccupa il blocco degli undici principali paesi emergenti. «Esprimiamo serie preoccupazioni per l’aumento delle misure doganali e non tariffarie unilaterali che distorcono gli scambi», hanno dichiarato in una nota i leader del gruppo, guidati da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, riunitisi per due giorni a Rio de Janeiro. Si tratta di misure che «incidono sulle prospettive di sviluppo economico globale», avvertono i BRICS, che rappresentano quasi la metà della popolazione mondiale e il 40% del PIL del pianeta. Ma chi sono i partner dei paesi emergenti? I Paesi partner indicati dal sito ufficiale sono Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malaysia, Nigeria, Thailandia, Uganda e Uzbekistan.
Trump aveva già messo in guardia i Brics, con la minaccia di «dazi del 100%» se avessero «creato una nuova moneta Brics» o «sostenuto qualsiasi altra» valuta in alternativa al dollaro. Da Rio de Janeiro i Brics hanno criticato la strategia dei dazi e le politiche dell’amministrazione Trump, ma senza menzionare il tycoon nella dichiarazione ufficiale diffusa ieri in cui si afferma che «la proliferazione di iniziative commerciali restrittive, sia come aumento indiscriminato di dazi e misure non tariffarie, sia come protezionismo con il pretesto di obiettivi ambientali, minaccia di ridurre ulteriormente il commercio globale, di alterare le catene di approvvigionamento globale e portare incertezza nelle attività economiche e commerciali internazionali, potenzialmente esacerbando le disparità economiche esistenti e incidendo sulle prospettive di sviluppo economico globale».
La risposta di Pechino Immediata la replica di Pechino, secondo cui i Brics non cercano lo «scontro» con gli Usa. «Per quanto riguarda l’imposizione dei dazi, la Cina ha costantemente ribadito la sua posizione secondo cui le guerre commerciali e tariffarie non creano vincitori e che il protezionismo non è una via d’uscita», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.