Dazi, Trump sfida i Brics ribelli: chi sta con loro pagherà una super tassa del 10%
Source: Corriere della Sera | Original Published At: 2025-07-09 05:33:00 UTC
Key Points
- Trump minaccia dazi del 10% per chi sostiene i Brics
- I Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica + nuovi membri) promuovono un ordine multipolare e l'abbandono del dollaro
- Il summit di Rio condanna i dazi unilaterali e ribadisce tensioni anti-occidentali
- Lula critica le minacce di Trump definendole non serie
- Contraddizioni interne ai Brics limitano l'integrazione economica
di Federico Rampini
Il summit, sotto la guida di Lula, ha ribadito la volontà dei Brics di costruire un ordine multipolare e affrancarsi dal dollaro. La risposta del presidente Usa
Luiz Inácio Lula da SilvaPresidente del Brasile
L’ultimo attacco di Donald Trump è diretto a un «club» che rappresenta il 40% della popolazione del pianeta, e il 26% del Pil globale. «Chi si allinea con le politiche antiamericane dei Brics – ha scritto il presidente Usa su TruthSocial – verrà colpito con un dazio aggiuntivo del 10%». Il nuovo fronte di tensione commerciale va ad aggiungersi a quelli tuttora aperti con gli alleati tradizionali. La minaccia di Trump è stata scatenata dal comunicato finale di un summit dei Brics, dove si condannano «dazi unilaterali e altre barriere protezioniste», sia pure in modo generico e senza mai nominare l’America. Trump non ha avuto dubbi: ce l’avevano con lui…
La presidenza brasiliana L’ultimo vertice dei Brics si era appena concluso, a Rio de Janeiro sotto la presidenza di turno del brasiliano Lula. La storia di quella sigla è singolare. All’origine i Brics, Brasile Russia India Cina Sudafrica, vennero inventati a Wall Street. All’inizio del millennio un economista di Goldman Sachs escogitò quel «club» per indirizzare i clienti della banca verso gli investimenti nelle nuove economie emergenti. Ebbe un tale successo che di quel formato si appropriarono i leader delle nazioni interessate, fino a dargli sostanza geopolitica. Un’accelerazione avvenne subito dopo la crisi finanziaria del 2008: i leader comunisti di Pechino cominciarono a teorizzare che la supremazia americana era agli sgoccioli e bisognava costruire le premesse di un nuovo ordine internazionale. Fin da allora tra i temi nell’agenda strategica dei Brics compariva l’idea di emanciparsi dal dominio del dollaro, sostituendolo nei pagamenti degli scambi commerciali e nella finanza.
La crescita economica Con la tensione geopolitica fra Stati Uniti e Cina, da tempo Xi Jinping cerca di valorizzare i Brics nella funzione di un anti-G7, un formato alternativo al club dei vecchi paesi ricchi, con l’obiettivo implicito di scalzare l’influenza occidentale e soprattutto americana. Di recente i Brics hanno raddoppiato i ranghi salendo a dieci con l’aggiunta di Egitto, Emirati, Etiopia, Indonesia, Iran. C’è una lista ancora più lunga di candidati all’adesione. Quest’anno la crescita economica dei Brics – come accade quasi sempre dalla nascita di questo club – sarà superiore a quella degli altri: +3,4% di aumento del Pil contro una media mondiale pari a 2,8%. Ma il protezionismo li preoccupa: molti di questi paesi hanno cercato di seguire l’esempio della Cina, costruendosi modelli di sviluppo trainati dalle esportazioni.
Le condanne Trump non è nuovo alle polemiche contro i paesi emergenti. Aveva già polemizzato con Lula a proposito dei piani di sostituzione del dollaro, minacciando ritorsioni. Più di recente era stato al centro di uno scontro col Sudafrica, avendo offerto asilo ad alcuni agricoltori bianchi in seguito alle «discriminazioni alla rovescia» applicate dai governi di Pretoria.
Il vertice di Rio ha seguito un copione familiare. Le condanne dei Brics contro i bombardamenti sull’Iran e la guerra di Gaza confermano l’isolamento dell’America nei confronti del Grande Sud globale, già evidente durante l’Amministrazione Biden. La dichiarazione finale del summit di Rio ha confermato l’animosità antioccidentale su un aspetto chiave: ha condannato gli attacchi ucraini sul territorio della Russia, e non i reciproci (già ai tempi di Biden i Brics non sanzionarono mai l’aggressione di Putin a uno Stato sovrano). La novità è la critica dei dazi, quella che ha scatenato la minaccia di Trump. Il padrone di casa, Lula, gli ha risposto per le rime: «Non è serio che il presidente degli Stati Uniti minacci il mondo via social. Il mondo è cambiato. Non vogliamo un imperatore».
L’integrazione I Brics sono un termometro del declino d’influenza degli Usa però sono a loro volta attraversati da conflitti e contraddizioni. Xi Jinping per la prima volta ha disertato il vertice, forse indispettito perché l’ospite d’onore era l’indiano Narendra Modi. India, Indonesia, Emirati, frenano il tentativo di trasformare i Brics in un club anti-Usa. L’integrazione fra i paesi emergenti non è così avanzata come vorrebbero. Per avere un ordine di grandezza: l’ultimo dato sul commercio tra paesi Brics lo stimava intorno ai 350 miliardi di dollari, da paragonare con i due trilioni (duemila miliardi) del commercio fra Stati Uniti e Unione europea.