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Dazi, Trump: ultime offerte a Europa, Giappone e Corea. “Prendere o lasciare”. Cosa si rischia senza accordo?

Dazi, Trump: ultime offerte a Europa, Giappone e Corea. "Prendere o lasciare". Cosa si rischia senza accordo?
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Source: Il Messaggero | Original Published At: 2025-07-05 22:01:38 UTC

Key Points

  • Trump invia lettere con ultimatum a Europa, Giappone e Corea del Sud per accordi commerciali entro il 9 luglio
  • Senza accordo, dazi fino al 60-70% su importazioni, con impatto su mercati finanziari globali
  • L'UE valuta scenari tra 'no deal', accordo ridotto o rinvio ulteriore
  • Gli Stati Uniti hanno già firmato accordi con Regno Unito (10% dazi) e Vietnam (20-40% dazi)
  • I Paesi BRICS si preparano a criticare l'approccio protezionistico di Trump

Lunedì mattina una dozzina di Paesi riceveranno una lettera firmata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tra questi ci potrebbero essere alcuni importanti partner di Washington tra i quali l’Europa, l’India, il Giappone e la Corea del Sud, nonostante si continui a negoziare e in particolare con Bruxelles si potrebbe arrivare a un accordo entro la fine del weekend. Si tratta – come ha precisato Trump – di un ultimatum «take it or leave it», prendere o lasciare: quando mancano tre giorni alla scadenza della pausa di 90 giorni, Trump ha deciso di ritornare allo scontro commerciale, ristabilendo tariffe che potrebbero essere comprese tra il 10%-20% e il 60-70%, in alcuni casi più alte rispetto a quelle presentate il 2 aprile e messe in pausa dopo pochi giorni per il crollo dei mercati e i rischi sul debito. Ora diversi analisti leggono questa scelta di Trump come una strategia già usata in passato: fare pressione in modo aggressivo nella speranza che i partner si possano spaventare e così accettare un’offerta dell’ultimo minuto.

L’Ue inasprisce la sua posizione sui dazi di Trump

LA STRATEGIA

Questo perché, guardando i dati degli ultimi 85 giorni, l’amministrazione americana ha firmato solo tre accordi con il Regno Unito, la Cina e il Vietnam, nonostante abbia discussioni aperte con decine di altri Stati. Questa strategia era stata anticipata da Trump a maggio e poi a metà giugno, quando aveva parlato delle lettere e dell’impossibilità di «accontentare tutti». C’è inoltre da dire che alcuni Paesi, la Cina e il Canada per esempio, hanno deadline più estese che scadranno alla fine di luglio e alla fine di agosto. L’idea della Casa Bianca e del segretario al Tesoro Scott Bessent è quella di chiudere la questione dazi entro il Labor Day, il primo settembre. Ovviamente tutte le possibilità sono aperte ed è anche plausibile che alcuni Paesi riescano a trovare un accordo prima della scadenza, nonostante la minaccia della lettera.

Per l’Europa si ipotizzano tre scenari: il cosiddetto «no deal» che potrebbe portare a tariffe del 50% dal 9 luglio su tutti i prodotti, un accordo con tariffe al 10% o un nuovo rinvio nel tentativo di arrivare a un’intesa più completa. Nei giorni scorsi alcuni media avevano parlato della possibilità di tariffe del 17% sui prodotti agricoli europei e di altri prodotti sottoposti a dazi del 20%. «Le lettere sono migliori. È più semplice inviare una lettera dicendo: ‘Guardate, sappiamo di avere un certo deficit, o in alcuni casi un surplus, ma non molto. E questo è quello che dovete pagare per fare affari negli Stati Uniti’», ha spiegato Trump venerdì sera a un gruppo di giornalisti sull’Air Force One. «Lo abbiamo fatto con il Regno Unito ed è stato molto positivo per entrambe le parti. Lo abbiamo fatto anche con la Cina, e penso che sia molto positivo per entrambe le parti», ha concluso ricordando che Washington inizierà a raccogliere il denaro dei dazi a partire dal primo agosto.

I TIMORI

Il cambio di strategia, scrive Cnbc, riflette la difficoltà di riuscire a firmare così tanti accordi con così tanti dettagli, specialmente avendo poco tempo. Se infatti si osservassero attentamente i tempi di approvazione di intese commerciali nel passato, ci si accorgerebbe che in alcuni casi ci sono voluti anni per arrivare alla firma. Come dicevamo, in questo momento Trump ha firmato un accordo con il Regno Unito, che impone dazi del 10% e concede agli Stati Uniti trattamenti di favore in settori come quello dell’auto e quello degli aerei. Con il Vietnam invece il governo americano ha stabilito tariffe del 20% sulla produzione interna (contro il 46% minacciato ad aprile) mentre per i prodotti rivenduti dal Vietnam ma prodotti in altri Paesi – specialmente in Cina – i dazi saranno del 40%. Il Giappone invece ha condotto due incontri al telefono con il segretario al Commercio Howard Lutnick, senza alcun risultato per ora, mentre i Paesi Brics si preparano oggi da Rio de Janeiro a condannare l’approccio ai dazi di Trump.

E intanto tornano i timori sui mercati internazionali: nonostante Wall Street abbia chiuso la settimana breve in rialzo, visto che la borsa americana è stata ferma venerdì per la festa del 4 luglio, i futures dei tre indici principali segnalano una possibile ripartenza in rosso lunedì. I timori restano gli stessi: il ritorno a una guerra commerciale potrebbe avere un effetto pericoloso sull’economia americana, mettendo a dura prova anche il mercato del debito.

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