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Putin si è ripreso la scena e adesso aspetta Trump per chiudere in Ucraina

Putin si è ripreso la scena e adesso aspetta Trump per chiudere in Ucraina
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Source: la Repubblica | Original Published At: 2023-12-09 00:00:00 UTC

Key Points

  • Putin annuncia candidatura presidenziale in Russia con rinnovata forza politica
  • Fallimento della controffensiva ucraina rafforza posizione di Putin
  • Viaggi internazionali di Putin riprendono dopo isolamento post-sanzioni
  • Coinvolgimento nella mediazione del conflitto a Gaza e sostegno da Cina/Iran
  • Speranza di Putin: ritorno di Trump alla Casa Bianca nel 2024 per accordo di pace

Lo scontato annuncio della candidatura di Vladimir Putin alle presidenziali non poteva cadere sotto migliori auspici. Dopo un 2022 segnato da battute d’arresto sul fronte dei combattimenti e da una raffica di sanzioni occidentali, lo Zar guerriero che a 71 anni galoppa sicuro verso un quinto mandato vive un momento di grazia. In due anni di “operazione militare speciale” contro l’Ucraina, ha dimostrato di essere in grado di sopravvivere a tutto: il fallimento della “offensiva lampo”; la valanga di sanzioni; l’isolamento internazionale; la “mobilitazione parziale”; il ritiro da Kherson a due mesi dalla sua annessione in pompa magna; l’incriminazione da parte della Corte penale internazionale e persino l’abortita ribellione di Evgenij Prigozhin.

Il tentato ammutinamento della compagnia militare privata Wagner dello scorso giugno non solo non gli ha lasciato cicatrici permanenti, ma paradossalmente lo ha rinsaldato al potere. La morte di Prigozhin in un misterioso incidente aereo ha rafforzato l’idea che Putin abbia il controllo assoluto. Le élite e la popolazione continuano a sostenerlo e l’economia resiste agli urti delle sanzioni riuscendo ad alimentare lo sforzo bellico.

Forte di quest’aura di invincibilità, segnalata anche dall’ultima copertina dell’Economist, Putin è tornato a calcare il palcoscenico internazionale. Dal 24 febbraio del 2022 aveva limitato i suoi viaggi a Cina, Iran e ai Paesi dell’ex Unione Sovietica. E, dopo che lo scorso marzo, la Corte penale internazionale aveva emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto per crimini di guerra, aveva dovuto rinunciare a partecipare al vertice dei Brics in Sudafrica in agosto e al G20 in India in settembre. Poteva comunque contare sul sostegno diplomatico ed economico del presidente cinese Xi Jinping che ha ricevuto a Mosca a marzo e incontrato a Pechino a metà ottobre, nonché sulle forniture di armi di Iran e Corea del Nord.

Rivendicare che l’Asia, India in testa, acquista a man bassa il petrolio embargato dall’Occidente e che il cosiddetto “Sud globale”, dal continente africano al Venezuela di Maduro, conta su di lui nella lotta al “neocolonialismo” occidentale. Ma soltanto ora sembra aver abbandonato ogni cautela.

A fine novembre è tornato al tavolo dei Venti Grandi, seppure in formato virtuale, e nei giorni scorsi è volato negli Emirati Arabi Uniti, dove è stato accolto da salve di cannone e da una parata aerea che ha disegnato in cielo i colori della bandiera russa, e in Arabia Saudita per poi ricevere a Mosca il presidente iraniano Ebrahim Raisi e farsi infine promotore di una risoluzione all’Onu su un cessate al fuoco a Gaza. Il leader del Cremlino vuole tornare a rivendicare il ruolo di mediatore chiave in Medio Oriente che aveva giocato nel 2015 con l’offensiva aerea che ribaltò le sorti del conflitto siriano.

A rinfocolare la sua ritrovata sicumera è stato il fallimento della tanto attesa controffensiva ucraina estiva che ha provocato una faida tra il presidente Volodymyr Zelensky e i suoi vertici militari e soffiato sul fuoco della “stanchezza” in Occidente per il conflitto. Negli Stati Uniti non è certo che il Congresso statunitense riuscirà a rinnovare gli aiuti a Kiev entro la fine dell’anno, mentre in Europa il primo ministro ungherese Viktor Orbán minaccia di fare deragliare i finanziamenti e l’avvio dei negoziati per l’ingresso nella Ue.

Come non bastasse, il conflitto in Medio Oriente ha distolto l’attenzione politica e mediatica dall’Ucraina. Dopo aver attraversato cinque presidenze americane, da Bill Clinton a Joe Biden, a Putin non resta che aspettare le prossime presidenziali statunitensi del novembre 2024 che potrebbero riportare alla Casa Bianca il più compiacente Donald Trump a cui magari strappare una pace alle sue condizioni. Ma il conflitto è lungi dall’essere vinto. «Kiev e l’Occidente devono rendersi conto che devono essere pazienti», avverte la politologa russa Tatiana Stanovaja. «La vittoria di Putin non è affatto garantita». Soprattutto perché a 71 anni, dice, «Putin non è eterno». Anche se lo sembra.

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