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India sulla Luna: la missione Chandrayaan-3 è scesa vicino al polo sud

India sulla Luna: la missione Chandrayaan-3 è scesa vicino al polo sud
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Source: la Repubblica | Original Published At: 2023-08-23 12:51:09 UTC

Key Points

  • India's Chandrayaan-3 successfully landed near the Moon's south pole, a first in history
  • Mission includes a rover to search for water ice in permanently shadowed regions
  • Success contrasts with Russia's recent lunar mission failure
  • Demonstrates India's growing space capabilities and technological self-reliance
  • Marks India's emergence as a major space power surpassing traditional players

L’India ce l’ha fatta, quando in Italia erano da poco passate le 14.30, la missione Chandrayaan-3 si è posata sulla superficie della Luna vicino al Polo sud, dove nessuno è mai sbarcato prima, e proprio dove la Russia ha fallito solo due giorni fa, in quella che si è trasformata nella competizione virtuale tra una potenza in declino e una in rapida ascesa. Presto, dal lander, verrà fatto scendere il piccolo rover, che esplorerà i dintorni di una regione molto interessante, che sarà obiettivo dell’esplorazione lunare nei prossimi anni anche dei programmi americano e cinese. La missione durerà poco meno di due settimane, cioè fino a quando la luce solare bacerà il sito di allunaggio, durante le quali Chandrayaan sarà in grado di ricaricare le batterie con i suoi pannelli solari. In questo tempo, gli strumenti del lander e del rover analizzeranno l’ambiente e il suolo, a caccia, tra le altre cose, della presenza di ghiaccio d’acqua.

Ma il primo obiettivo era sopravvivere e mettere a segno un “allunaggio morbido”. Un’impresa rischiosa, come provano i recenti fallimenti, perché senza atmosfera da usare per frenare la caduta, bisogna affidarsi ai retrorazzi per rallentare la discesa. Venti minuti di terrore, per passare prima da oltre un chilometro e mezzo al secondo di velocità a 350 metri al secondo, da 30 a 7,5 chilometri di quota, e poi un “flip” per la finale discesa verticale. Si è fermato a 800 metri di altezza, per studiare il suolo. E poi ancora a 150 metri. Manovre tutte automatiche, che avevano tradito la prima missione indiana, Chandrayaan-2, persa nel tentativo. Prima di scendere, la sonda ha scattato immagini con la sua camera per individuare, nelle orbite precedenti, un sito idoneo, privo di massi, pendii e asperità che potessero far perdere equilibrio e stabilità una volta toccato il suolo. La scansione è durata fino a pochi secondi prima del touchdown. Il lander ha da solo valutato se e dove fosse più opportuno posarsi grazie all’intelligenza artificiale.

C’era anche il primo ministro Narendra Modi quattro anni fa, nella Control room dell’Agenzia spaziale indiana, ma dovette consolare l’allora capo dell’Isro. Questa volta, in collegamento dal Sudafrica per il vertice Brics, ha agitato la bandiera mentre la sala esplodeva in un urlo liberatorio non appena tutti i display si sono fermati sullo zero.

Ora è tempo di guardarsi attorno. Il lander possiede tre strumenti, per analizzare le particelle nel vuoto, un esperimento per misurare le proprietà termiche del suolo e un sismometro. A rover, un robottino da 26 chili, il compito di analizzare la composizione della superficie, i minerali che la compongono e la presenza di ghiaccio d’acqua, che in quelle zone dovrebbe trovarsi nelle parti perennemente in ombra, soprattutto in fondo ai crateri (dove il rover non arriverà).

Chandrayaan-3 è una piccola missione, sicuramente ambiziosa ma ce l’ha fatta. Ed è questo che conta. È riuscita dove la Russia, che si pensava forte di una storia che l’ha vista guidare, all’inizio, la conquista dello spazio, ha fallito. Lo stesso Yury Borisov, capo del Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, ha dovuto ammetterlo: “Non lavoriamo sulla Luna da circa 50 anni. L’esperienza inestimabile che i nostri predecessori hanno accumulato negli anni ’60-’70 è stata praticamente persa, il cambio generazionale è stato interrotto” ha dichiarato all’emittente Russia24. Uno schiaffo alla gloriosa storia di una super potenza che non lo è più, sorpassata da quello che è ormai il Paese più popoloso del mondo e con un Pil quasi doppio rispetto a quello della Russia (che nel frattempo è impegnata in una guerra e colpita da sanzioni internazionali).

L’India si fa largo nello spazio che conta. Essere riuscita dopo aver fallito la stessa impresa quattro anni fa, quando Chandrayaan-2 è andata perduta nel tentativo, aver conquistato il polo sud lunare, dove nessuno era mai sbarcato, dopo i fallimenti israeliano e giapponese e, soprattutto, dopo la disfatta russa, è una pietra miliare, l’ennesima, nel programma spaziale di Nuova Delhi. Dieci anni fa, l’Agenzia spaziale indiana ha lanciato e messo in orbita attorno a Marte il satellite Mars orbiter mission (Mom). Quarta potenza ad arrivare dalle parti del Pianeta rosso, la prima asiatica e la prima in assoluto a riuscirci al primo tentativo.

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