✨ Fudan New IOGG Program Open!

2nd Round closes in Loading... !
View Details

Dazi Usa, in Ue l’Italia è il secondo Paese più penalizzato: ecco perché e quanto pesa la svalutazione del dollaro

Dazi Usa, in Ue l’Italia è il secondo Paese più penalizzato: ecco perché e quanto pesa la svalutazione del dollaro
Cooperation areas

Source: Corriere della Sera | Original Published At: 2025-07-11 06:00:29 UTC

Key Points

  • L'Italia è il secondo paese UE più colpito dai dazi USA dopo la Germania
  • I dazi variano per settore: alluminio/acciaio al 50%, autoveicoli al 25%, farmaceutico esente
  • Un aumento al 50% dei dazi ridurrebbe il PIL italiano dello 0,6% e quello tedesco dello 0,8%
  • Il deprezzamento del dollaro aggiunge un onere implicito del 21% per le esportazioni italiane

di Valentina Iorio

Un’analisi dell’Ispi rileva come il dazio medio che grava sui singoli Stati vari a seconda di quali sono i prodotti esportati negli Stati Uniti. La più penalizzata è la Germania, poi l’Italia

L’elaborazione Ispi

Cresce l’attesa per la lettera che la Casa Bianca invierà a Bruxelles sui dazi. In attesa di capire quale sarà l’esito dei negoziati, sulle importazioni dall’Ue negli Usa così come su quelle da altri Paesi sono già in vigore tariffe del 10% e Bruxelles sta cercando di evitare ulteriori incrementi. Una tariffa del 10%, come quella attualmente in vigore, significa un rallentamento della crescita dello 0,1% per l’Ue, evidenzia uno studio dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). «Rallentamento che salirebbe allo 0,7% se i dazi americani crescessero al minacciato 50%», si legge nell’analisi.

I dazi non sono uguali per tutti Malgrado le tariffe in vigore siano le stesse per tutti i Paesi europei, lo studio dell’Ispi rileva come il dazio medio che grava sui singoli Stati vari a seconda di quali sono i prodotti esportati negli Stati Uniti, dal momento che le tariffe non sono le stesse in tutti i settori economici. «Mentre Trump ad aprile ha portato il dazio minimo verso l’Ue al 20%, per poi ridurlo al 10% (inaugurando un periodo di “tregua” che si dovrebbe concludere il 9 luglio), su singoli prodotti possono esserci dazi più alti (per esempio i dazi alle importazioni di alluminio e acciaio sono arrivati al 50%, e quegli agli autoveicoli al 25%) o più bassi (come le esenzioni al settore farmaceutico)», spiega l’analisi dell’Ispi.

Germania e Italia le più penalizzate Questo fa sì che l’Italia sia più penalizzata di gran parte degli altri Paesi europei, solo Germania è messa peggio. «Se già prima dell’arrivo di Trump il dazio medio applicato al nostro paese gravitava intorno al 2,1% (contro l’1,3% medio dell’Ue), a maggio era ormai arrivato all’8%. Peggio di noi fa la Germania (11%), mentre la Francia si ferma al 6,4%», evidenzia l’Istituto per gli studi di politica internazionale. In questo scenario, se i dazi dovessero salire al 50%, come più volte minacciato da Trump, Berlino e Roma pagherebbero il conto più salato all’interno dell’Ue. In particolare «si prevede che il Pil tedesco perderebbe lo 0,8% rispetto a uno scenario senza dazi, quello italiano lo 0,6%, mentre quello francese “solo” lo 0,4%», evidenzia lo studio.

Un dazio reale del 21% con il dollaro debole Come già evidenziato dalle imprese e da Confindustria, il deprezzamento del dollaro rispetto all’euro, che dall’entrata in carica di Trump a oggi ha perso il 13% del suo valore, non fa che peggiorare la situazione. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini aveva stimato che per chi esporta verso gli Stati Uniti questo equivale a un dazio aggiuntivo dello stesso importo che sommato al 10% già in vigore porta a una tariffa del 23%. Secondo le stime dell’Ispi l’impatto, a meno di ricaricare questi extra-costi tutti sul prezzo finale del bene, potrebbe essere leggermente inferiore a quello stimato da Confindustria: un 21% di potenziali entrate in meno.

滚动至顶部