Vertice Brics, Putin raduna a Kazan il “nuovo mondo” (già diviso)
Source: Corriere della Sera | Original Published At: 2024-10-21 20:02:14 UTC
Key Points
- Il vertice BRICS a Kazan segna il primo summit dopo l'espansione del gruppo con Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi e Arabia Saudita osservatrice.
- I BRICS rappresentano il 36% del PIL mondiale e il 45% della popolazione globale, superando numericamente il G7.
- Divisioni interne tra Russia/Cina (pro-espansione anti-occidentale) e India/Brasile (non allineati pro-multipolarità).
- L'India e il Brasile mantengono relazioni commerciali con la Russia nonostante la guerra in Ucraina, senza aderire alle sanzioni occidentali.
- I BRICS mirano a plasmare un nuovo ordine multipolare, sfidando l'egemonia statunitense e le istituzioni finanziarie tradizionali.
- L'espansione del gruppo attira oltre 40 paesi interessati, inclusi Indonesia, Messico e Malesia.
di Paolo Valentino
Il summit a Kazan, da oggi a mercoledì del gruppo di Paesi che si vuole alternativo all’Occidente
Il culto della Madonna di Kazan ha un significato speciale per Vladimir Putin. La preziosa icona della Vergine, venerata come protettrice della Russia, è custodita nella Cattedrale dell’Annunciazione del capoluogo del Tatarstan, dove fu miracolosamente ritrovata nel 1579 dopo essere sparita per oltre tre secoli. Il presidente russo, che della religione ortodossa ha fatto l’architrave del suo Stato totalitario, è convinto con Dostoevskij che «dall’Oriente tutto il mondo sarà illuminato».
Non c’è dunque nulla di casuale nella scelta di Putin di ospitare proprio a Kazan, da oggi a mercoledì, il vertice dei Brics, il gruppo di Paesi che si vuole alternativo all’Occidente e che prende il suo acronimo dai cinque membri fondatori: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Quello in Tatarstan sarà però il primo summit da quando l’organizzazione si è allargata, con l’adesione di Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi, mentre l’Arabia Saudita partecipa ai lavori anche se non ha ancora aderito formalmente. Questi dieci Paesi rappresentano insieme quasi il 36% del Pil mondiale (contro il 30,3% di quelli del G7) e hanno il 45% della popolazione del pianeta, a fronte di meno del 10% del G7. Ci sono almeno altre 40 nazioni nel mondo che hanno espresso interesse a far parte dei Brics, fra le quali potenze emergenti come Indonesi, Messico, Azerbaigian e Malesia.
Per il dittatore di Mosca sarà un palcoscenico, dal quale poter non solo retoricamente smentire il racconto occidentale del suo isolamento, ma anche rivendicare un ruolo da protagonista in una organizzazione che ambisce a influenzare il nuovo ordine mondiale, caratterizzato da una crescente frammentazione. A Kazan ci saranno infatti fra gli altri il cinese Xi Jinping, l’indiano Modi, l’egiziano Sisi, l’iraniano Pezeshkian e, ma solo come osservatore, il turco Erdogan. Mancherà invece il brasiliano Lula, ufficialmente trattenuto a casa da un incidente domestico.
Quando vennero creati, nel 2006, i Brics furono accolti con molto scetticismo quanto alla capacità di durare e incidere negli equilibri internazionali, vista l’eccessiva eterogeneità dei membri. In realtà sono diventati riferimento obbligato per il cosiddetto Sud globale, la galassia di Paesi che si sente esclusa dai format tradizionali della governance mondiale, rifiuta l’egemonia degli Usa e delle loro istituzioni finanziarie, come il Fondo Monetario o la Banca Mondiale, e vuole scegliersi di volta in volta «à la carte» gli alleati del momento.
Ma non tutto è roseo come può sembrare nell’orizzonte dei Brics. In realtà il gruppo è profondamente spaccato, a causa delle ambizioni diverse e conflittuali, che Cina e Russia da un lato, India e Brasile dall’altro, coltivano per l’organizzazione. Mosca e Pechino, vero motore dell’allargamento, vogliono infatti darle una postura sempre più antioccidentale, per combattere il ruolo egemone degli Stati Uniti: l’adesione dell’Iran, di cui Putin e il presidente cinese Xi sono stati i mallevadori, la dice lunga sulle loro intenzioni. La Cina soprattutto vede i Brics come uno degli strumenti delle proprie mire egemoniche in Asia.
È una posizione irricevibile per l’India, che insieme al Brasile concepisce invece i Brics come un club di Paesi non allineati, decisi a lavorare insieme per riformare e democratizzare la governance globale, dandole maggiore multipolarità. Su questa linea sono schierati anche alcuni dei nuovi membri: Egitto, Emirati, Arabia Saudita.
La reazione di India e Brasile alla guerra di aggressione in Ucraina ne è la dimostrazione più compiuta. I due governi non si sono schierati con Mosca, ma non hanno neppure aderito alle sanzioni, continuando a fare affari con la Russia, acquistandone materie prime e fertilizzanti a prezzi scontati, oltre alle armi: New Delhi ne è stata dopo Pechino il maggior cliente di gas e petrolio. All’opposto, l’India è contemporaneamente parte della rete di alleanze strategiche, con cui gli USA cercano di contenere la Cina in Asia, a cominciare dal Quad, il Dialogo quadrilaterale sulla sicurezza che comprende anche Stati Uniti, Australia e Giappone.
Eppure, nonostante questa insanabile faglia interna, c’è un compact sul quale i Brics vanno fondamentalmente d’accordo. Come spiega Alexander Gabuev, del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, «il mondo si sta muovendo dall’unipolarità a guida americana verso la multipolarità, con una geopolitica definita dalla competizione tra diversi centri di potere». I Brics sono decisi a plasmare questa nuova dinamica: «Vista dalle capitali del cosiddetto Sud globale, è il modo più sicuro per limitare un potere egemone che, se non controllato, finisce per rivelarsi la più forte minaccia alle regole internazionali e alla stabilità globale».
Ecco perché, a dispetto delle sue contraddizioni, il polo dei Brics ha una forte capacità di attrazione sui Paesi emergenti, tutti in cerca di un posto a tavola, ed è destinato a espandersi. Ed è la ragione per cui il vertice di Kazan va preso sul serio dall’Occidente, che dovrebbe evitare ogni atteggiamento paternalistico nei confronti di quei Paesi, membri o futuri membri, che nei Brics vedono soprattutto un veicolo per contare nei futuri equilibri del pianeta.